Eritrea

Asmara è l’affascinante capitale dell’Eritrea, ricoperta da una patina d’antico. Non è stato fatto molto per la sua conservazione, ricca di architettura Art Deco’ e che dal 2017 è inclusa nei siti UNESCO. La guerra di 30 anni con l’Etiopia non ha permesso al Paese di svilupparsi e di progredire. Durante il primo giorno siamo riusciti a visitare la Cattedrale, il cinema Asmara (trasformato in teatro), il Post Office (ora una Banca) e il Circolo italiano.

La lungaggine delle pratiche burocratiche ha richiesto molte ore. Per ogni sito da visitare è necessario un permesso speciale. Sono riuscita a far includere nei monumenti da vedere il Cimitero italiano. Secondo la guida dovevano esserci moltissime sculture e cappelle Art Deco’, ma sono rimasta delusa nel vedere lo scempio che le ruspe avevano fatto, sollevando e riducendo a detriti quasi tutte le tombe del cimitero. C’era solo un grande spazio desolato di pietre rotte e terriccio, nel quale si trovavano probabilmente i resti dei nostri concittadini. Qui costruiranno edifici da adibire ad abitazioni.

L’unico spazio ancora integro è un campo militare, nel quale sono presenti diverse croci bianche, dedicate a soldati caduti in battaglia.

In un settore laterale della città è stato creato un deposito di rottami: il Tank Gravy Yard. Sono raccolti tutti i carri armati e le parti belliche utilizzate per la distruzione del Paese durante i 30 anni di guerra con l’Etiopia. In mezzo a queste macerie si notano alcune tende rudimentali, abitate da poche persone nullatenenti, che vivono raccogliendo rottami, che vengono venduti per poche nafka,nel mercato di Medebar Hand Craft dove vengono riutilizzati. Qui centinaia di persone lavorano a mano i ferrivecchi, producendo lattine e oggetti per cucinare; oppure utensili, letti, sedie, tavoli e tutto ciò che serve al Paese. Anche il legno e’ usato per fabbricare armadi, madie, bauli e contenitori vari. Anche bambini di 7-8 anni aiutano e partecipano a queste attività, allo stesso modo degli adulti. Non è raro vederne alcuni senza dita.

ragazzo eritrea

Il secondo giorno è dedicato al sito archeologico di Kohaito, dove poche colonne in pietra ricordano il regno Axumita. Uno scavo nelle vicinanze ha portato alla luce una tomba, della quale però non si conoscono ne’ le origini, ne’ la cultura.

Scendendo lungo il Canyon di Kohahito, con un precipizio di 2300 metri, si possono osservare dipinti preistorici. Mentre ammiravamo il panorama siamo stati colti da una pioggia torrenziale ed essendo molto lontani dalle nostre auto, un pastore locale ci ha invitato ad entrare nella sua capanna, che viene usata dai nomadi solo durante il periodo invernale, quando i prati forniscono mangime per la pastorizia, Il rifugio è costituito da un’unica stanza in terra battuta, con la parete intonacata. Sul pavimento alcune stuoie ricoprono l’angolo dove la famiglia si riunisce per i pasti. Un braciere serve per la cottura del cibo e per riscaldare l’ambiente. La famiglia è composta da 8 persone. Lungo una parete c’è una base in muratura dove vengono appoggiate le vettovaglie e tutto ciò che occorre per la vita quotidiana. Pochissime cose!

Gatti e galline convivono in questa abitazione, incuranti di infangare le stuoie che servivano anche per dormire.

A gennaio questi nomadi si trasferiscono sulla costa, dove pescano un particolare mollusco che viene impiegato nella preparazione di profumi. Solamente gli adulti si spostano. I giovani rimangono al villaggio e vanno a scuola. Dall’età di 6 anni si occupano dei fratelli e sorelle più piccoli. Appena il tempo ce lo permette ripartiamo.

La giornata è stata molto lunga, in quanto il tratto di strada è durato 5 ore di andata e altrettante di ritorno.

La mattina successiva è dedicata alla visita al mercato di Asmara, mentre nel pomeriggio partiamo per Keren, la seconda città più popolosa, molto bella e ben tenuta. Ricca di storia, ha visto le più aspre battaglie tra truppe italiane e inglesi, dal 1941 in poi. Il cimitero di guerra ha grandi croci bianche ad indicare i caduti di entrambi gli schieramenti. Una lapide del tenente Amedeo Guillet ricorda quanto gli italiani sono debitori verso questo popolo.

“Gli Eritrei furono splendidi. Tutto quello che potremo fare per l’Eritrea non sarà mai quanto l’Eritrea ha fatto per noi.”

Rientriamo per cena in un ristorante tipico.

La mattina successiva è dedicata alla visita di 2 mercati molto tradizionali. Uno è quello dei cammelli, il più grande della regione, interessantissimo per la quantità degli scambi e le stoffe multicolore che indossano le donne locali.

L’altro è quello delle mucche, pecore, capre, galline, dove le contrattazioni sono velocissime e gli scambi avvengono in pochi secondi. C’è anche la zona dove si vendono generi alimentari con carretti di frutta e verdura

Rientrando in paese passiamo dalla via dei gioiellieri, che producono artefatti di grande effetto con pietre colorate e una lega d’oro e altri metalli.

Prima di rientrare alla nostra pensione attraversiamo villaggi di poche case, dove ci accolgono molti bambini, felici di riceve penne, ma anche di giocare con noi a pallone, mentre le piccole ci mostrano le loro bambole.

Il quarto giorno scendiamo 2400 metri lungo una spettacolare strada tutta curve, costruita dagli italiani nel 1937. Adiacente ad essa scorre la ferrovia, un gioiello di ingegneria che collega Asmara a Massawa. E’ attualmente in funzione con le antiche locomotive. Lungo la strada per Massawa incrociamo file di ciclisti. Sono i migliori atleti, selezionati e mantenuti dal governo, nella speranza che la loro team dia lustro alla nazione.

A Massawa, considerata una volta la “perla del mar Rosso”, troviamo resti di bellissimi edifici in rovina e un porto distrutto dai bombardamenti etiopi. Ci sono i resti di un Palazzo imperiale, costruito da pasha turco e restaurato nel XIX secolo per il governatore. Anche Haile Selassie lo ha utilizzato come casa invernale. La città vecchia ha case costruite con mattoni di corallo, utilizzati per secoli. E’ evidente l’influenza di diversi stili in un’unica abitazione sia turchi che ottomani, che inglesi che arabi o egiziani. Alcuni resti di moschee risalenti a 1400 anni fa testimoniano l’arrivo della prima fede islamica . Aṣ-ṣaḥābah ( الصحابة‎) . Alcune iscrizioni si trovano nelle regioni adiacenti, compreso il Sudan.

L’unico albergo in cui vengono mandati i turisti è in buone condizioni. Invece di mangiare all’hotel preferiamo sederci a uno dei vari caffè all’aperto, dove cucinano pesce locale con forno a legna. E’ un’esperienza che ci riporta indietro nel tempo, e condividiamo la cena con la gente del posto.

La mattina successiva ci imbarchiamo in piccole barche alla volta delle isole Dalhlak. La nostra destinazione è Disse island, dove vive una piccola comunità di pescatori. Sull’isola c’era un Resort abbandonato. Avevano tentato nel 1970 di creare un villaggio di 15 bungalows, con una cucina comune e una grandissima area comune che serviva da sala pranzo e zona relax. Il tutto si affacciava da un lato sulla spiaggia e sul mare, dall’altro sulla laguna.

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Tuttavia non riuscirono a terminare il progetto, impossibile perché non esistevano acqua ed elettricità sull’isola e nemmeno una strada. Non fu mai aperta. E’ stato fantastico dormire sulla spiaggia, al chiaro di luna, senza bisogno nemmeno di una coperta per coprirsi di notte. Una colazione deliziosa di frutta, latte di capra e pagnotte cucinate dalle mogli dei pescatori, ci aspettava la mattina successiva, ma le sorprese non erano finite. Ci portarono a pesca sulle loro barche e la sera cucinarono sulla brace di legna gli enormi pesci che erano riusciti a pescare. Ad essere sinceri i pesci delle zone tropicali non hanno un gran sapore, ma la bellezza e l’intimità di questa esperienza ripagarono di molto i nostri palati.

Questa esperienza mi è rimasta impressa come la più insolita ed affascinante che mi sia mai capitata.

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